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Mongolia

Spazi infiniti e profondo silenzio, nessuna strada, nessun ponte, nessuna galleria e un intenso profumo di erba selvatica: la Mongolia, un’enorme distesa di nulla dove ci si sente piccoli, come una goccia nell’oceano e liberi come i branchi di cavalli selvaggi che corrono attraverso le sue interminabili steppe.

Per giorni abbiamo viaggiato sulle praterie, senza indicazioni né punti di riferimento, su 4×4 russi che ogni sera venivano smontati e rimontati per affrontare il duro percorso. All’orizzonte dolci colline dalle cime stondate, punteggiate da bianche iurte (o ger) da dove gruppi di bambini sorridenti ci venivano incontro su cavalli bianchi senza sella e talvolta senza redini. Tutti ci hanno accolto nelle loro tende e ci hanno offerto acqua e cibo, felici di avere visitatori, ancora così rari, e di condividere quel poco che hanno. Abbiamo percepito armonia e tanta libertà e ci siamo chiesti chi davvero fosse più felice fra noi e loro e la risposta in verità non l’abbiamo trovata.

Abbiamo dormito nei ger-camps, nel totale silenzio, lontani da tutto, sotto cieli traboccanti di stelle che brillavano di una luce abbagliante quando i generatori venivano spenti e il buio totale ci avvolgeva cullandoci nella notte. Ci siamo svegliati con il fuoco che ardeva al centro delle tende e scaldava le mattine fredde della steppa. Abbiamo pranzato a sacco nelle praterie, soli, avvolti nella pace e nella tranquillità. Abbiamo visitato laghi azzurri, foreste, splendidi templi remoti. Abbiamo attraversato il deserto del Gobi, dalle dune di sabbia che brillano sotto la luna, abbiamo ascoltato l’armonico canto mongolo, abbiamo curiosato al mercato di Ulaan Bataar, dove i mongoli arrivano a cavallo, fieri nei loro magnifici abiti tradizionali.

La Mongolia è una proiezione in un mondo parallelo, un punto di vista alternativo, un viaggio nel profondo di sé stessi.

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(Le informazioni contenute negli itinerari erano valide all’effettuazione del viaggio: ci scusiamo per eventuali successive variazioni)

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